Dapprima ancora daccapo per disdire che il fosco possa andarsene. In qualche modo ancora daccapo. Il fosco non può andarsene. Il fosco per andarsene deve andarsene per sempre. Allora il fosco può andarsene per davvero. Soltanto se per sempre. Uno può andare via ma non per sempre. Due altrettanto. Tre no se non per sempre. Col fosco andato via per sempre. Il vuoto no se non per sempre. Con tutto andato via per sempre. Il fosco può peggiorare. In qualche modo peggiorare. Andarsene no. Se non per sempre.

Gli occhi. Tempo di tentare di peggiorarli. In qualche modo tentare di peggiorarli. Non serrarli. Dirli aperti fissi. Tutti bianco e pupilla. Di un bianco fosco. Bianco? No. Tutti pupilla. Neri buchi foschi. Spalancati senza contrazioni. Siano detti così. Con le parole che peggiorano. Da adesso così. Meglio che niente così migliorati per il peggio.

Allora ancora il fosco ancora. Ancora a condizione che il fosco allora in qualche modo ancora. In ogni modo ancora. Con le parole che peggiorano. Lo sguardo fisso che peggiora. Per il niente da vedersi. Sul niente da vedersi. Foscamente visto. Ora in che modo dove allo scopo di un qualche modo ancora nel nessun dove tutti insieme? Tutt’e tre insieme. Dove tutt’e tre là come da ultimo peggio visti? Solo una schiena ricurva. Una coppia a piedi scalzi che arranca. Un cranio e sguardo fisso senza palpebre. Dove nella stretta vastità? Dirli soltanto a vastità di distanza. In quello stretto vuoto a vastità di vuoto di distanza. Il peggio meglio più tardi.

Cosa quando andate via le parole? Allora nessuna più per cosa più. Ma dire allo scopo di un qualche modo ancora che in qualche modo è una faccenda della vista. Di un di meno di vista. Ancora il fosco e tuttavia -. No. In nessun modo ancora così. Dire meglio peggio le parole andate via quando in nessun modo ancora. Tutto visto e in nessun modo ancora. Quali parole per cosa allora? Allora nessuna più per cosa più. Nessuna parola più per cosa più quando le parole andate via. Per cosa più quando in nessun modo ancora. In qualche modo in nessun modo ancora.

Parole che peggiorano ignoto di chi. Provenienza ignota. A tutti i costi ignota. Ora al fine di dire come al pessimo loro soltanto possono loro soltanto loro. Ombre del vuoto fosco tutte loro. Niente salvo quello che dicono. In qualche modo dicono. Niente salvo loro. Quello che loro dicono. Di chicchessia da dove mai dicano. Pessime al punto che possono sempre mai fallire il peggio da dire.

Ancora dunque le spoglie di mente. Ancora troppo. Ancora troppo di un qualche chi da un qualche dove in qualche modo. Niente mente eppure parole? Anche queste a loro volta parole. E così ancora troppo. Quel tanto ancora di troppo per gioire. Gioire! Quel tanto ancora di troppo per gioire che soltanto loro. Soltanto!

Ancora troppo per non sapere. Non sapere quello che loro dicono. Non sapere cos’è che le parole che dice dicono. Dice? Secerne. Dire meglio peggio secerne. Che cos’è che le parole che secerne dicono. Che cosa il cosiddetto vuoto. Il cosiddetto fosco. Le cosiddette ombre. La cosiddetta sede e germe di tutto. Troppo per sapere non sapere. Non sapere cos’è che le parole che secerne dicono. Senza dirlo. Senza dire che cos’è tutto quello che loro in qualche modo dicono.

Ciò detto ancora daccapo a tentare di peggio dire la coppia che arranca. Predando dacché da ultimo peggio detto le suddette spoglie. Ma cosa mai non predato da loro? Che cosa di visto? Che cosa di detto? Che cosa di quanto visto e detto non predato da loro? Vero. Vero! E tuttavia dire al peggio magari al peggio di tutto il vecchio e il bambino. Quell’ombra come da ultimo peggio vista. Sinistra destra sinistra destra a piedi scalzi senza mai recedere. Loro dunque le parole. Daccapo a loro ora in mancanza di meglio ancora e di meglio fallire. Più falliti al peggio questi di tutte quelle minime. Minimamente falliti peggio questi di tutte quelle minime. Minimamente falliti peggio di tutte quelle ombre peggio fallite. Meno peggio della sola schiena curva. Del cranio e sguardo fisso senza ciglia. Sebbene anche loro al peggio. Ma che cosa non al peggio. Vero. Vero! E tuttavia dire dapprima al pessimo magari al pessimo di tutto il vecchio e il bambino. Al pessimo in mancanza di peggio ulteriore. Al pessimo in -

Lacune per in nessun modo ancora. Di che durata? Lacune di che durata fino ad ancora in qualche modo? Ancora in qualche modo di nuovo. Tutto andato via quando in nessun modo ancora. Tempo andato via quando in nessun modo ancora.

Peggio di meno. Al limite dell’estensione. Peggio in mancanza di un miglior di meno. L’ottimo di meno. No. Il nulla l’ottimo. L’ottimo peggiore. No. Non l’ottimo peggiore. Il nulla non l’ottimo peggiore. Il meno ottimo peggiore. No. Il minimo. Il minimo ottimo peggiore. Il minimo non può mai essere nulla. Mai al nulla può essere condotto. Mai dal nulla può essere annullato. L’inannullabile minimo. Dire questo l’ottimo pessimo. Con le parole che minimano dirlo il minimo ottimo peggio. In mancanza del peggiore pessimo. L’indiminuibile minimo ottimo peggio.

[da In nessun modo ancora / Samuel Beckett; traduzione di Gabriele Frasca. - Einaudi, copyr. 2008]

lumen / luca zanini. 2009

14 février 1951, Paris

LA FIGUE

La figue est une pauvre gourde à l’intérieur de laquelle (au cœur de laquelle, la remplissant toute) luit un autel scintillant.
La figue est molle et rare (?). Phrase donnée automatiquement.
Dans l’intérieur de la figue, qui est une molle gourde, comme une pauvre gourde, comme une église de campagne, luit comme un autel scintillant.
Voilà déjà qui fait assez espagnol (rouge et or).

Cette pauvre gourde est comme une petite église de la campagne espagnole.
Il mordait à pleines dents dans une bourse molle, pleine d’une confiture épaisse dilapidant son grain.
Grosse perle de caoutchouc, petit poire baroque, nous l’aimons comme notre tétine.
Ma chère amie, pourquoi ne nous donnez-vous pas plus souvent à manger des figues sèches? 1) Figue fraîche. 2) Figue parfaite. 3) Figue sèche. C’est si bon! Ces sortes de bourses molles, ces gros tétins couleur de pierre sèche, comportant cette sorte de pâte ou de confiture trop cuite, fort sucrée, réduite, sablée de pépins (de pépites?), F.P.
Il faut parler de l’arbre (figuier), d’un style aussi pur que celui du gui, des belles formes du tronc et des branches, et des splendides feuilles, parmi les plus parfaites qui soient, d’un style si pur, et rare.
Ficus. Palmes arrondies (arp). Pas très loin des plantes grasses. Figuiers de berbérie.
Continue reading ‘da COMMENT UNE FIGUE DE PAROLE ET POURQUOI / Francis Ponge. 1977. I’

john mccracken

mccracken.JPG    mccracken1.JPG   

My first rule in art-making: the work must have being, presence.
Second rule: it must be strong and beautiful. Third: it must be positive.
Metaphors for the work: energy object.
The real thing that brings real smiles.

John McCracken

[from: John McCracken, Almine Rech Éditions, Paris, 2000. Image: two McCracken works from Documenta XII, Kassel, 2007.]

loneliness is just a word that means you are feeling alone and depressed and starting to think about how difficult and strangely impossible it is for you to be interested in the same people who are interested in you and how if you don’t change your worldview and personality soon then you will probably always feel alone and depressed because you can’t remember a time when you haven’t felt alone and depressed but really you can and that is when you were a small child but that small child seems like a different person, really, than who you are right now and you can’t become a different person anymore because you are over twenty years old and people this age don’t change unless they fall off a barn and get a long metal rod through their brain and then they change drastically and get studied by scientists and never have to get a real job again but always look very alone and far away and doomed on TV even if they and all their friends and family and an international team of doctors, neural surgeons, and psychologists - cognitive, behavioral, courtroom, and analytical - say that they aren’t at all

on the internet you say you hate people
i say i hate people a lot more than you do

we are at a restaurant
everyone is talking
i feel sad and frustrated
because that is how i feel when i am around people
i hear you say you hate people
i say i hate people way more than you hate people

in the train station you are talking
i move very close to you
i hug you a little while you are telling me something
you laugh and twist away and take my banana and throw it in the trash

on the train i put on sunglasses
i say i wear sunglasses all the time now
you ask why
i say so people can’t see the weakness in my eyes

it is the next night and four in the morning

***

solitudine è solo una parola che significa che ti senti solo e depresso ed inizi a pensare a quanto difficile e stranamente impossibile è per te essere interessato alle stesse persone che si interessano a te ed a come se non cambi presto la tua visione del mondo e la tua personalità allora probabilmente ti sentirai sempre solo e depresso perché non riesci a ricordare un momento in cui non ti sei sentito solo e depresso ma in verità puoi ed è quando eri bambino piccolo ma quel bambino piccolo sembra una persona diversa, davvero, da chi tu sei adesso e non riesci più a diventare un’altra persona perché hai più di vent’anni e le persone a questa età non cambiano a meno che non cadano dal fienile e si prendano una lunga sbarra di metallo attraverso il cervello al ché cambiano drasticamente e vengono studiate dagli scienziati e non devono più avere un lavoro vero ma appaiono in TV sempre molto sole e lontane e condannate anche se loro ed i loro amici e famigliari ed il team internazionale di dottori, neurochirurghi, psicologi - cognitivi, comportamentali, legali e analitici - dicono che non lo sono affatto

in internet tu dici che odi la gente
io dico che odio la gente molto più di te

siamo in un ristorante
stanno parlando tutti
mi sento triste e frustrato
perché è come mi sento quanto sono in mezzo alla gente
sento che dici che odi la gente
dico che io odio la gente un sacco più di quanto tu odi la gente

alla stazione stai parlando
mi sposto molto vicino a te
ti abbraccio appena mentre mi stai dicendo qualcosa
ridi, ti divincoli e prendi la mia banana e la butti nella spazzatura

sul treno mi metto gli occhiali da sole
dico che adesso porto sempre gli occhiali da sole
chiedi perché
dico così la gente non può vedere la debolezza nei miei occhi

è la notte dopo e sono le quattro del mattino

[You are a little happier than I am / Tao Lin. - Action, 2006] [traduzione di Gherardo Bortolotti]

FOURTEEN POEMS

Similarly, whereby the current polarization
Holds out little hope for lasting revision

*

Meanwhile tragedy outgrows its religious
Origins in an effort to encompass

*

A dip in air pressure, the sense that daylight
Has slipped from its porch onto the grassy night

*

Need, ambition, unrest, and one-dimensional
Thinking latticed on a horizon of metaphysical

*

Rather than its extension by mutual process
Into means, and thence the directory of endless

*

Aquamaniles used to come in colorful guises
People and monsters joined in practical devices

*

In circuitous like memory in a snake.
You follow the coastline for several miles, then forsake

*

A large patch of dandelions, the sense that light
Has curled back into the eye—a figment of sight

*

A theory may be true and also a puzzle
As good weather includes an occasional light drizzle

*

Carthwheeled bolted to the explosion that worked
By individual decoy which for once unfrocked

*

The way “blue sky” is an appropriate term
Emitting a clear redundancy, like a germ

*

As beautiful as a jar that holds the beautiful
For centuries—or until the idea is full

*

All landscape and consequently all distance
Are wings, to which the essential substance

*

Raspberries being the perverse lacrymae
Confusing time and space. As for civic decay

QUATTORDICI POESIE

Similmente; per cui grazie all’attuale polarizzazione
Restano ben poche speranze di una revisione duratura

*

Intanto nel tentativo di coinvolgere la tragedia
Trascende le sue origini religiose

*

Uno calo nella pressione dell’aria, l’impressione che la luce
del giorno scivoli via dalla veranda per raggiungere la notte erbosa

*

Bisogno, ambizione, irrequietezza, e il pensiero a una dimensione
sagomato come una grata lungo un orizzonte di metafisica

*

Al posto di un’estensione trasformata in mezzo grazie a un
Processo reciproco, e a partire da lì l’elenco degli infiniti

*

Una volta di aquamanile se ne facevano d’ogni tipo e colore
Gente e mostri riuniti in pratici accorgimenti

*

Tortuosa come in un serpente la memoria.
Per parecchie miglia segui la costa, poi l’oblio

*

Un bel pezzo di prato coperto di denti di leone, impressione di una
luce rincantuciata nell’occhio—un fantasma della vista

*
Non si esclude che una teoria possa essere vera o anche un rovello
Così come il bel tempo non esclude una pioggerella di tanto in tanto

*

Piroettato inchiodato all’esplosione che ha funzionato
da parte di una finta che almeno una volta si è tolta

*

Il modo in cui “cielo azzurro” deve dirsi esatta definizione
capace di trasmettere , come un virus, una non equivocabile ridondanza

*

Bella quanto un’anfora che contiene il Bello
Per secoli e secoli—o finché l’idea resta piena

*

L’intero paesaggio e pertanto l’intera distanza
sono ali, delle quali la sostanza essenziale

*

Essendo i lamponi lachrymae perverse in cui vengono
confusi spazio e tempo. Quanto poi al civico decadimento

[Traduzione di Luigi Ballerini. In: Nuova poesia americana. New York / a cura di Luigi Ballerini, Gianluca Rizzo e Paul Vangelisti, Mondadori, 2009]

da WHEN/WHERE / Fabienne Vallin. 2008

Fabienne Vallin
when / where.2008



Tout est là
Tout est à sa place
Tout va disparaître

*

La nappe à carreaux
La soupe de légumes

*

On ferme le volets
Un peu plus tard en été

*

Trois citrons buffet bleu haricots verts
Les clapiers abandonnés
Tomates oranges amères mur jaune lanthanias

La récolte de la treille sera bonne cette année

*

La chaleur les insectes
On n’entre pas
On ne sort pas
Les chiens
Les rideaux
Les housses
Les chiens les insectes

*

Le petit chat roux est intact
Pas encore l’heure des mouches

*

Ça crisse
Ça s’arrête d’un coup

*

On oublie tout ça
On pose les couverts sur le bord de l’assiette

*

Il fait lourd
Quelque chose comme ça

*

Ouvrir les fenêtres
Arroser les plantes
Poser le courrier
Sur
Branche de laurier
Sur
S’enfuir

Grésillement d’une mouche agonisant sur le parquet

*

Il fait chaud
Personne

*

Le chien aveugle fait son tour
Il n’y a pas d’étoiles
Le papillon de nuit est plié

*

Les grillons se taisent
Il ne fait pas plus chaud qu’hier

*

Il s’appuie sur le mur
Les hortensias de la cour
Il va pleuvoir

*

Rentrer vite
Les arbres sont énervés

*

Et puis cet homme
Qui parle tout seul en haut des marches
Dans cette langue que je ne comprends pas

*

Les poulets grillés tournent sur eux-mêmes
Les fruits la poussière l’asphalte
Quelque chose lourd
La même chose dans l’autre ville
Le port un peu plus loin

*

Le mur en face
Attendre

*

24 poses
Femme à sa fenêtre avec chien

*

Tu écris les photographie que je n’ai pas faites
Nous laissons quatre pêches sur la table

*

L’homme se tait
Les chiens dorment
Il pleut un peu plus tard

*

L’homme pleure
Ne rien dire

*

Le son des pages tournées

*

Ne me demande plus où c’est
C’est partout
C’est n’importe où


* * * Continue reading ‘da WHEN/WHERE / Fabienne Vallin. 2008′

da NOTE / Sergio Soda Star. 2009. II

UN ALTRO APPASSIONATO DI NIENTE

C’era una volta un altro appassionato di niente. Questa storia si ambienta nella città caserta in provincia di napoli dove questo personaggio andava avanti senza prospettive essendo convinto che niente poteva appassionarlo, e cioè non amando il niente ma non amando niente. Questa differenza che lui faceva aveva sempre molte difficoltà a spiegarla perché spesso non appena diceva che era appassionato di niente e soprattutto che studiava filosofia nell’università di caserta moderna tutti pensavano che era il classico filosofo che faceva quei discorsi sul nulla, sull’infinito, sul cosmo ecc. ma non era così. Comunque finalmente gli studi finirono, e arrivò alla laurea alla quale presentò una tesi con un titolo assurdo che addirittura lo fece sfottere anche da parte dei suoi professori e dei parenti mentre discuteva, si chiamava Aprimenti veritativi: come autentificare e disvelare l’ontico in provincia di napoli. Lui però essendo disoccupato voleva continuare gli studi perché aveva già inventato un progetto che si chiamava Oltre l’aprimento veritativo. Linguaggio democratico e società civile, ma il professore gli disse che adesso era meglio se cercava un lavoro anche perché era un ottimo momento soprattutto nei coll centers e purtroppo avevano tagliato i fondi per la ricerca consigliandogli di scriversi alla cgl anche perché la situazione a caserta era quello che era. Lui certamente non fu felice ma il ragionamento che fece fu questo: “per me una cosa vale l’altra, nell’estasi del linguaggio. Ma questo non vuol dire che non proverò a spendere questo titolo a napoli, o che non proporrò il mio progetto di studio nelle università di quella metropoli”.
Continue reading ‘da NOTE / Sergio Soda Star. 2009. II’

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Taking a normal situation and retranslating it into overlapping and multiple readings of conditions, past and present […]. Create a situation which does not erupt so much as emerge from normal conditions which are radically altered […]. The artist’s objects and environments draw on a repertoire of daily use and are produced to mimic the shiny perfection of the manufactured. He turns to industrial process to make objects that look as if they are mass-produced. Rehberger is careful not to add anything extraneous to the world, often choosing to amplify – or like the Situationists, détourner - what is there already. […] The potential social and moral virtues of craft, architecture and domestic decoration.

Iwona Blazwick

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“I’m not afraid of creating an immediate rush because I don’t see a problem if somebody likes or dislikes something for its aesthetic qualities – as long as there are other qualities too. Of course seduction can be a trap, but I like the idea that you don’t have to go into any depth to enjoy something, although if you do, then there’s more to gain. You can appreciate it on different levels. Maybe it’s like a trick to keep people awake, to see if their interest goes beyond the surface of things, while still allowing them not to feel the need to go deeper. If something is very rough or unpleasant it’s very hard not to say: “Ok, that can’t be it! There must be some other qualities in it”. I like the idea that you don’t have to do that. It’s also a matter of not being didactic.” 

“Why can’t being positive also be a critical element? There’s a dimension of politics that allows me to be as positive about things as one can be critical. It induces a type of problematic that makes it even more critical – not of the product, but of the general idea of how we, especially in the art world, deal with statements and criticism.”  “Every positive quality implies its problematic side. It depends a lot on what perspective you have on things or how you look at them, how you go into them.” 

[T.R.] 

(From: Tobias Rehberger, Private Matters, Whitechapel, Jrp | ringier, 2004. Images: Tobias Rehberger, The sun from above, 2000, Museum of Contemporary Art, Chicago, installation; Self seduction, 2004, Whitechapel, London; other works at Barbel Graesslin.)

WITTGENSTEIN’S LADDER

 

“My propositions serve as elucidations in the following way: anyone who understands them eventually recognizes them as nonsensical, when he has used them––as steps––to climb up beyond them. (He must, so to speak, throw away the ladder after he has climbed up it.)”
––Ludwig Wittgenstein,  Tractatus

 

 1.

The first time I met Wittgenstein, I was
late.  “The traffic was murder,” I explained.
He spent the next forty-five minutes
analyzing this sentence.  Then he was silent.
I wondered why he had chosen a water tower
for our meeting.  I also wondered how
I would leave, since the ladder I had used
To climb up here ha fallen to the ground.

 2.

 

Wittgenstein  served as a machine gunner
in the Austrian Army in World War I.
Before the war he studied logic in Cambridge
with Bertrand Russell.  Having inherited
his father’s fortune (iron and steel),  he
gave away his money, not to the poor, whom
it would corrupt,  but to relations so rich
it would not thus affect them.

 

 3.

 

He would visit Russell’s rooms at midnight
and pace back and forth “like a caged tiger.
On arrival,  he would announce that when
he left he would commit suicide.  So, in spite
of getting sleepy, I did not like to turn him out.”On
such a night,  after hours of dead silence,  Russell asked,
“Wittgenstein, are you thinking about logic or about
your sins?” “Both,” he said, and resumed his silence.

  Continue reading ‘WITTGENSTEIN’S LADDER / David Lehman. 2005′

(…)

“Un giorno ho pensato che tutto ciò che scrivo appartiene allo stesso testo poetico e che potrei continuare sempre, perché non vedo come potrei scrivere diversamente”[1], afferma Viton in un’intervista. L’obiettivo rimane, infatti, identico, ed è ciò che rende la sua attività poetica “la risposta letteraria più rapida rispetto agli avvenimenti” secondo una formula che lui stesso prende in prestito dal poeta palestinese Fadwa Touqan. “E questa risposta, perseguendo il suo slancio iniziale, dice delle cose che riguardano lo spostamento, la città, un’inchiesta, la comunicazione telefonica o epistolare, i paesi stranieri, la costruzione di una casa, la foresta e ciò che essa contiene, il vento e ciò che esso agita, il calendario di quanto è accaduto d’importante nel 1989, la metamorfosi di un piatto in un tavolo di veggente, i flipper giapponesi…”[2]. In queste parole possiamo individuare i principali aspetti dell’atteggiamento che, da Terminal in poi, ha caratterizzato la produzione di Viton. Innanzitutto, la scrittura – come già abbiamo sottolineato in precedenza – è concepita come una risposta ad un evento che la precede, che s’impone per la sua forza, per il suo carattere perentorio. Viton è dunque, già da sempre, calato, immerso, esposto alla realtà, alle sue scosse, siano esse minime o violente. In ciò è leggibile la fondamentale lezione di Ponge, ben sintetizzata in queste due massime: “Esiste nell’uomo una facoltà (…) di cogliere che le cose esistono propriamente in quanto sono – e resteranno sempre – incompiutamente riducibili alla sua mente. (…) La poesia è l’arte di lavorare le parole in modo da permettere alla mente di mordere nelle cose e nutrirsene”[3]. L’esteriorità del mondo, in quanto deposito caotico di fatti e cose mai del tutto assimilabili dall’intelligenza, sollecita in Viton un testo poetico ininterrotto, perché costantemente aperto a successivi sviluppi, a nuove variazioni, senza che un disegno definitivo venga a compiere l’enunciato. Ogni capitolo o sezione di un singolo libro, ed ogni libro, nella sua integrità, costituiscono delle prese parziali sulle cose, che esigono di essere rinnovate e modificate di continuo. Questo implica una sorta di mobilità perpetua del punto di vista, che è una della maggiori e più affascinanti caratteristiche della poesia di Viton. Continue reading ‘GENEALOGIE DEL TESTO POETICO ININTERROTTO [Su Jean-Jacques Viton] / Andrea Inglese. 2008′

Bruno Munari
da: LA FAVOLA DELLE FAVOLE. 1994


Elenco dei più importanti personaggi delle fiabe.
Biancaneve, il Re e la Regina, la Strega, l’Orco,
il Lupo, le Rane, Cappuccetto, il Principe, il Mago,
la Bella addormentata, il Gobbo, il Drago, il Diavolo,
la Rosina, la Contadina Furba, Giovannin senza paura,
il Pecoraio, Prezzemolina, l’Uccellin Bel Verde, Cecina,
i Due Gobbi, le Ochine, Ciccia Petrillo, Comare Volpe,
i Gatti, i Tredici Briganti, il Granchio dalle uova d’oro,
la Gazza Ladra, il Diavolozoppo, Rosmarina, il Capitano,
la Reginotta Smorfiosa, la Vecchietta, il Leone e la zanzara.

Descrivete uno o più di questi personaggi, dite come è vestito,
cosa sta facendo e con chi e dove. Piove?

Elenco di alcuni luoghi delle favole.
Il Bosco, il Mare, la Montagna, il Ventre della Balena,
la Bottega di Geppetto, il Deserto, la Campagna, il Pozzo,
la Reggia, il Palazzo Incantato, il Treno, la Latteria,
il Castello, la Casa della Strega, la Barca, l’Osteria,
la Piazza, il Bastimento carico di…, eccetera.

Descrivete o disegnate l’ambiente nel quale si svolge
l’azione. Che colore ha, se è piccolo o grandissimo, di
che cosa è fatto (di legno, di pietra, è una caverna…).

Alcune indicazioni di probabili azioni e avvenimenti.
Biancaneve è amica di Pinocchio e gli sta telefonando
per andare assieme a trovare la vecchia strega che soffre
di onestà e sta molto male. È vero che Pinocchio fatto di
legno, quando sarà vecchio avrà i tarli? Pare che i sette nani
fossero in sei e uno era finto, di pezza pieno di segatura.
Quante calze consuma un millepiedi bolognese? Cosa succede
quando d’estate, col grande caldo, le mucche evaporano?

Il grande gioco è quello di inventare a ruota libera, senza
la preoccupazione che la storia sia verosimile. Anzi, più
è fantastica e più è divertente. Ogni ragazzo o bambino
avrà così un libro unico, un libro di grande valore,
da rileggere quando sarà bisnonno.

Plasma / Barrett Watten. 1979

A paradox is eaten by the space around it.

I’ll repeat what I said.

To make a city into a season is to wear sunglasses inside a volcano.

He never forgets his dreams.

The effect of the lack of effect.

The hand tells the eye what to see.

I repress other useless attachments. Chances of survival are one out of ten.

I see a tortoise drag a severed head to the radiator.

They lost their sense of proportion. Nothing is the right size.

He walks in the doors and sits down.

The road turns into a beautiful country drive. The voice isn’t saying something, but turning into things.

Irregular movements spread out the matter at hand.

My work then is done.

His earliest dreams were prerecorded. Pointing a finger at a child in the act of play.

Light grows from the corners of the state map.

The universe is shaped like a hat. I lose interest and fall off the bed.

Tips of the fingers direct the uncontrollable surface.

The dim-witted inhabitants fuse with the open areas. All rainbows end in the street.

Subtitles falling in show water rolling underneath.

The question would lead to disaster.

A person is set in motion by a group of words.

Running water and filthy glass lose the ability to reflect. Blindness is always surrounded by a variable.

They blew the whole thing up and were presented with a fragment. An obvious mistake.

The tennis courts are of different pastel colors.

Continue reading ‘PLASMA / Barrett Watten. 1979′

DÉCOMPOSITION I 

La copulation a lieu dans les airs. Elle n’est possible qu’après qu’un long  vol a  rempli d’air  les poches qui ont fait jaillir l’organe du mâle.   D’entre  ces  poches, ces « vessies aérifères », en forme de cornes perforées, sort le pénis qui est un petit corps blanc,  charnu  et  recourbé  à  la pointe. Dans le vagin, qui est rond, large et court,  s’ouvre  la  poche à sperme, réservoir qui peut  contenir, dit-on, une vingtaine de millions de spermatozoïdes. La forme du pénis et la manière dont le sperme s’agglutine, par un liquide visqueux, en véritable spermatophore, causent  la  mort  du mâle.  La  parade achevée, il veut se dégager  et  n’y  réussit qu’en laissant dans le vagin non seulement son pénis,  mais tous les organes qui en  dépendent.  Il tombe comme un sac vide.

-

DECOMPOSIZIONE I     

La copulazione avviene in aria. Essa non è possibile se non in seguito ad un volo prolungato per riempire d’aria le tasche che hanno fatto fuoriuscire l’organo maschile. Attraverso queste tasche, queste <<vesciche aerifere>>, a forma di corni perforati, esce il pene, che è un piccolo corpo bianco, carnoso e ricurvo in punta. Nella vagina, che è rotonda, larga e corta, si apre una sacca per lo sperma, serbatoio che può contenere – si dice – una ventina di milioni di spermatozoi. La forma del pene e il modo in cui lo sperma si agglutina, tramite un liquido vischioso, in vero e proprio spermatoforo, causano la morte del maschio. Compiuta la parata, quest’ultimo vuole liberarsi e non ci riesce che lasciando nella vagina non soltanto il suo pene, ma tutti gli organi che vi dipendono. Cade come un sacco vuoto. 

DÉCOMPOSITION II 

Le 6  juillet,  Monsieur  Hannemann,  apiculteur  à  Wurtemberg, en Thuringe, était assis près de son rucher. Son attention fût éveillée par un  bourdonnement  inaccoutumé.  Soudain, il vit trente ou  quarante   bourdons  poursuivant  rapidement  une mère, à  la hauteur de vingt ou trente pieds.  Le groupe occupait un espace  apparent  de deux pieds de diamètre.  Quelquefois, dans leur course, ils descendaient à dix pieds de terre,  puis se rele-vaient, allant du Nord au  Midi.   Il  put  les suivre  environ cent pas. Après quoi, un bâtiment les lui fit perdre de vue. Le groupe figurait une sorte de cône dont la mère était le sommet. Puis ce cône  s’élargit en un globe dont elle était le centre. A  ce moment, la mère réussit à se dégager et elle pointa en l’air, toujours suivie par les bourdons qui avaient, en dessous d’elle, reformé le cône.  

-

DECOMPOSIZIONE II

Il 6 luglio, il signor Hannemann, apicoltore di Wurtenberg, in Turingia, era seduto presso il suo apiario. La sua attenzione fu risvegliata da un ronzio inconsueto. D’un tratto, vide trenta o quaranta calabroni che inseguivano rapidamente una madre, all’altezza di venti o trenta piedi. Lo sciame occupava uno spazio apparente di due piedi di diametro. Di tanto in tanto, nella corsa, scendevano a dieci piedi da terra, poi si rialzavano, andando da Nord a Sud. Riuscì a seguirli per circa cento passi. Dopodiché un edificio glieli fece perdere di vista. Lo sciame appariva come una sorta di cono di cui la madre costituiva il vertice. Poi il cono si allargò a forma di globo di cui essa era il centro. A questo punto, la madre riuscì a liberarsi e puntò in aria, sempre seguita dai calabroni che, sotto di essa, avevano ricostituito il cono.

DÉCOMPOSITION III 

Le  Révérende Millette, à Witemarsh,  observa la phase finale de cet acte. Il aperçut au vol, l’une des mères qui, l’instant d’après, était arrêtée par un bourdon. Après  avoir volé l’espace d’une verge,  ils  tombèrent  ensemble à terre,  accrochés  l’un  à l’autre. Il s’approcha et les captura tous deux, au moment même où le bourdon  s’était délivré de l’étreinte.  Il les porta  à sa maison et les mit en liberté dans une pièce close.  La mère, fâchée, vola vers la fenêtre. Le bourdon, après s’être traîné un instant sur sa main ouverte, tomba à terre et mourût. Tous les deux, mâle et femelle, avaient  à la pointe de  l’abdomen des gouttes d’une liqueur blanche comme du lait.  En  pressant  le bourdon,  on  vit qu’il était dépouillé de ses organes génitaux.  

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DECOMPOSIZIONE III

Il Reverendo Millette, a Witemarsh, osservò la fase finale di questo atto. Colse al volo una delle madri che, un attimo dopo, veniva fermata da un calabrone. Dopo aver percorso lo spazio di una verga, caddero assieme a terra, attaccati l’uno all’altra. Si avvicinò e li catturò entrambi, nel momento stesso in cui il calabrone si era liberato della stretta. Li portò a casa e li mise in libertà in una stanza chiusa. La madre, contrariata, volò verso la finestra. Il calabrone, dopo essersi trascinato un istante sulla sua mano aperta, cadde per terra e morì. Entrambi, maschio e femmina, avevano sull’estremità dell’addome delle gocce di un liquore bianco come latte. Facendo pressione sul calabrone, si vide che era privo di organi genitali.

DÉCOMPOSITION IV 

Ayant vu sortir la mère, Monsieur Garrey ferma l’entrée de la ruche.  Pendant  son  absence, qui  dura un quart d’heure, trois faux-bourdons vinrent devant l’entrée et, la trouvant close, se tinrent au vol. Lorsque la mère, étant de retour, ne fût qu’à trois pieds de la ruche,  l’un des bourdons vola  très rapidement vers elle, lui jetant les pattes autour du corps. Ils s’arrêtèrent et se posèrent sur un brin d’herbe. A ce moment, une explosion se fit distinctement entendre,  et  ils furent  séparés.  Le  bourdon  tomba à terre tout à fait mort et l’abdomen fortement contracté.  

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DECOMPOSIZIONE IV

Avendo visto uscire la madre, il signor Garrey chiuse l’entrata dell’arnia. Durante la sua assenza, che durò un quarto d’ora, tre fuchi giunsero davanti all’entrata e, trovandola chiusa, si tennero in volo. Appena la madre, che era di ritorno, fu a tre piedi dell’arnia, uno dei calabroni volò rapidamente verso di essa, buttandogli le zampe intorno al corpo. Si arrestarono e si posarono su un filo d’erba. A questo punto un’esplosione si fece chiaramente sentire, ed essi furono separati. Il calabrone cadde a terra morto, con l’addome fortemente contratto.

COURRIER 

La langue est la première touchée.  Les aviateurs, ceux de l’aéropostale  par exemple, qui on survolé les grands espaces sahariens, le savent. La langue, et elle en premier, ne résiste pas longtemps aux privations d’eau. Bien sûr, c’est le corps tout entier, et dans une effroyable déshy-dratation, qui se révulse, se tend, se noue puis se défait,  se rend enfin et tombe bêtement, mais c’est la langue –   et  les  rescapés des pannes  l’ont dit avec précision –  qui,  de  rose devient blanche,  tourne   au   gris,   ensuite  au   marron,  ensuite  au  noir et puis, arc-boutée dans son palais, repliée sur elle-même, finit grossière et muette tout à fait. Si celle des pendus pend, justement, hors de son orifice et comme cherchant à laper l’air, à l’exemple du sexe que le supplicié sent durcir et s’allonger, la langue des morts de soleil se met en boule, elle, dans une sorte de ponctuation très encrée, très compacte, jusqu’à l’étouffement du moindre mot.  

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CORRISPONDENZA

La lingua è la prima ad essere colpita.Gli aviatori, quelli dell’aeropostale ad esempio, che hanno sorvolato i grandi spazi sahariani, lo sanno.La lingua, ed essa per prima, non resiste a lungo alle privazioni dell’acqua.Certo, è tutto il corpo, e in una spaventosa disidratazione, che si congestiona, si tende, si annoda e poi si disfa, infine si arrende e cade stupidamente, ma è la lingua – e i sopravvissuti alle avarie lo hanno detto con precisione – che da rosa diventa bianca, vira al grigio, dopo al marrone, dopo ancora al nero e poi, inarcata nel palato, ripiegata su di sé, finisce sboccata e completamente muta. Se quella degli impiccati pende, appunto, fuori dal suo orifizio e come cercando di lappare l’aria, similmente al sesso che il suppliziato sente indurirsi ed allungarsi, la lingua dei morti di sole si avviluppa, per una sorta di puntuazione molto radicata, molto compatta, fino alla soffocazione della minima parola.

[In Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesia 1984-2008, introduzione e traduzione di Andrea Inglese, postfazione di Nanni Balestrini, Metauro, 2009.]






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