PERSONAGGI PRECARI / Vanni Santoni. 2006-2008
0 Comments Published by bgmole May 11th, 2008 in testoPersonaggi precari / Vanni Santoni
Lisadora
- Se mi ha rovinato la vita? Certo! Ma avevo ventun anni e lui era un incantatore, uno sciamano…che potevo fare?
Mario
Mario Telluri oggi ha compiuto sessant’anni. Esattamente undici anni e sei giorni fa, la catena della motocicletta gli portò via tre dita. Oggi, finalmente, Mario può dire che non gliene importa più nulla.
Ciro
Testa pelata naso a punta camicina di lino fidanzata ingioiellata corna.
Katiuscia
Ricercatrice. Capelli corti, con la frangetta. Detta “la biologa” dagli amici. Passione per il teatro, compagnia di teatro indipendente. Contratto a termine. Vegetariana. Converse All-Star rosa, nere, lilla. Bel curriculum per la sua età. Negli esperimenti sulla tossicità acuta, di solito si occupa di tenere fermo il braccio della scimmia al momento dell’iniezione di veleno.
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Oggi un nuovo ebook su gammm.org: Frazioni, di Adriano Padua. Il file pdf [36 Kb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.
da L’EQUILIBRIO / Botho Strauss. 1995
0 Comments Published by alessandro May 2nd, 2008 in op. cit., testoIn un grande contenitore, fornito di maniglie per tenersi o di stanghe come nella ferrovia urbana veloce di Berlino, c’è un gruppo di persone pigiate una contro l’altra, in piedi. Tra loro, dapprima nascosta, Lilly Groth, una donna prossima alla quarantina in abiti giovanili: giacca di jeans ornata di piccoli cristalli e pietrine, fuseaux colorati, stivaletti. Porta una parrucca di capelli neri con taglio a caschetto. Come se fosse sotto l’effetto di una droga, grida a brevi intervalli: “Bello è il mondo bello è il mondo” a un ritmo veloce con le note puntate e l’accento sulla parola “bello”, in un vortice di danza monotono e scomposto. Inoltre batte il tempo con i piedi o con le mani. Un uomo urla: “Chiudi il becco! Rintronata che non sei altro”. Un momento di silenzio. Poi di nuovo, dal fondo, Lilly Groth: “Giù il velo! Giù il velo! Non lasciatevi smerdare dai mullah!”. Un cane abbaia. Lilly Groth: “Bello è il mondo bello è il mondo”. Il cane abbaia più forte. Lilly Groth fa finta di abbaiare ridendo. Una donna: “La pianti di saltare! Siamo qua stretti come acciughe e lei continua a saltare”. Un’altra voce: “Teppaglia!”. Lilly Groth: “Vengo davanti. Davanti c’è più casino.”. Avanza a spintoni nel mucchio agitando un bicchiere di Coca Cola. Qualcuno le sbatte con violenza sulla faccia il giornale arrotolato. Dopo un secondo di immobilità dovuto allo spavento, lei grida molto forte: “Bello è il mondo bello è il mondo”. Qualcuno le dà una ginocchiata nella schiena. La picchiano e la buttano a terra. Lilly Groth: “Giù il velo… giù il… - bello è -”. Viene calpestata, si dimena in una pozzanghera di Coca Cola.
(Da Botho Strauss, L’equilibrio, traduzione dal tedesco di Luisa Gazzero Righi - Costa & Nolan, copyr. 1995. Image: Koki Tanaka, video still from Moving still, 2002, from the exhibition Asian Comments, 2004, Danish Center for Culture and Development, Copenhagen.)
from CHINA / Edward Burtynsky. 2004-2005
0 Comments Published by alessandro April 28th, 2008 in gif & slide, artUNE AVENTURE DE BATMAN À GOTHAM CITY (Terza Puntata) / Christophe Fiat. 1999-2004
0 Comments Published by zaffam April 26th, 2008 in testoChristophe Fiat
UNE AVENTURE DE BATMAN À GOTHAM CITY (Terza Puntata). 1999-2004
LE CYCLE DE LA BATCAVE
la batcave de batman est en-dessous du manoir de bruce wayne qui est un manoir qui ressemble à une citadelle médiévale qui est une citadelle sinistre avec de hautes tours sombres qui sont des tours qui poignardent le ciel de gotham city qui a la couleur d’un écran de télévision surplombant des murs de pierre grise avec des gargouilles qui se vautrent dans des poses bestiales et qui hantent les abords des gouttières sèches et des balcons déserts sur un toit d’ardoise grise parsemé de zones d’ombres sinistres que dévore la faible lueur des étoiles de gotham city
batman court dans le tunnel de la batcave
batman court dans le tunnel
batman court
batman court
cours cours batman !
batman est dans le batcave !
une fois que batman est entrée dans le batcave il descend dans le souterrain de la batcave qui est un souterrain balisé de lumières vertes et de lumières fluorescentes
quand batman descend dans le souterrain de la batcave qui est balisé de lumières vertes et fluorescentes ses bottes noires de batman claquent sur le sol de la batcave
quand ses bottes noires de batman claquent batman sent battre son cœur de batman sous son costume gris sombre de batman et sous son blason noir de batman
dans le batcave la respiration de batman s’élève en petits panaches de vapeur alors batman court dans la batcave
dans la batcave la respiration de batman s’élève en petits panaches de vapeur alors que batman court et que batman ignore la fatigue quand batman court dans la batcave
batman court dans les lumières vertes et dans les lumières fluorescentes de la batcave
batman dit qu’il s’est passé quelque chose dans la nuit de gotham city
batman court
batman dit qu’il s’est passé quelque chose
batman dit que quelque chose est arrivé
GOTHAM CITY EST UNE JUNGLE D’ARBRES ET D’ACIER
dans sa batcave batman dit que gotham city est une jungle d’arbres et d’aciers et que c’est pour ça que le ciel de gotham city a la couleur d’un écran de télévision
dans sa batcave batman dit que gotham city est une jungle d’arbres et d’acier
batman dit que gotham city est une jungle
batman dit que gotham city est une jungle qui est un environnement technologique dans le quel batman vit depuis que bruce wayne est le milliardaire du manoir qui est à l’ouest de gotham city
batman dit que gotham city est une jungle d’arbre et d’acier
alors batman dit
qu’il rêve
d’une machine
à remonter le temps
qui serait plus rapide
que sa batmobile
mais qui ne serait pas
l’inconscient
batman dit qu’il rêve
batman dit
batman
batman parle de batman
en rêve
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we are all immortal / mark titchner. 2006
0 Comments Published by alessandro April 21st, 2008 in installazione, art
(Image: Mark Titchner, We are all immortal, public installation, Prague, 2006.)
I tabù della provincia di Cinopoli: XII, 16-21
Conoscere le interdizioni, (ciò che è l’abominio) di questa provincia:
(maltrattare) la bestia-Kheseded (sacra al) suo dio, cioè il lupo e il cane-cesem;
l’ululato del cane-iuiu;
interdizione per la mestruazione delle donne;
il mentire;
il grufolare del porco;
l’alzar la voce al cospetto (di dio) e camminare a gran passi nel suo tempio;
maciunas’ fluxus street theatre / david-baptiste chirot
0 Comments Published by gammm April 16th, 2008 in artviale harald szeemann di gianni motti / maurizio bortolotti
0 Comments Published by gammm April 14th, 2008 in review, installazione, artLa produzione di un’opera d’arte è in molti casi la creazione di uno spazio nel quale le regole sociali che ci governano vengono cambiate, stravolte, adattate a quelle che determinano la produzione dell’opera stessa. Anche quando siamo in presenza di un’opera che sembra semplicemente riprodurre la realtà, quello che ci colpisce è la sua capacità di modificare le regole a cui tutti siamo assoggettati. Adattarsi a queste nuove regole, provare a seguirle, significa entrare in una logica e in uno spazio che sono quelli dell’artista.
Anche l’opera di Gianni Motti “Viale Harald Szeemann” segue questo assunto di fondo. La volontà dell’artista di collocare una targa nei Giardini della Biennale c’impone di seguire regole diverse da quelle che assecondiamo con la normale toponomastica per orientarci nello spazio.
Questa è anzitutto l’opera creata da un artista che ha voluto trasformare lo spazio fisico della biennale in uno spazio diverso, quello cui Szeemann aveva lavorato con le sue mostre, la costruzione di un spazio utopico. Lo spazio che l’artista ha definito in senso topografico con la sua targa è dunque l’immagine di un altro percorso rispetto allo spazio reale della Biennale.
Szeemann lavorava alla creazione di uno spazio dell’opera. “Viale Harald Szeemann” è lo spazio di un’opera che dobbiamo ancora vedere, è la dichiarazione dello spazio utopico che egli ha cercato per tutta la vita, che lui sapeva creare per gli artisti con le sue mostre.
E forse non è un caso che sia toccato proprio a un artista rendergli omaggio nel modo più efficace.
Il nome di Szeemann serve qui a riportare al centro dell’attenzione un modo di concepire l’opera, di vederla come un campo di energia in grado di richiamare le idee degli artisti, a fronte di questa Biennale così carente di nuove idee. Ed è un modo per contrastare l’assenza di memoria che spesso caratterizza le grandi rassegne.
Resta ancora da vedere se qualcuno avrà ora il coraggio di togliere la targa cementata da Gianni Motti sul muro del padiglione svizzero quando la mostra sarà terminata, privandoci così di uno dei motori del dibattito artistico degli ultimi decenni.
Maurizio Bortolotti
[pubblicato in Domus, luglio-agosto 2005 – n° 883]
Oggi un nuovo ebook su gammm.org: Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, famosissimo testo di Georges Perec, pubblicato una prima volta nel 1975, poi riedito nel 1995 ed ora presentato qui nella traduzione di Michele Zaffarano. Il file pdf [118 Kb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.
QUATTRO RACCONTI / Giuliano Guatta. 2007
0 Comments Published by alessandro April 7th, 2008 in art, testoLa maestra prese uno straccio e lo impregnò d’alcool. Lui se ne accorse subito dall’odore che si era diffuso nella stanza. Il suo spirito di rivincita prese il sopravvento e si precipitò in strada agitando un sacchetto di plastica per farsi notare. Le ansiose si avvicinarono e lo sbranarono. Non rimase nulla di lui, solo qualche insetto si levò da terra dopo pochi istanti. Le madri e i padri non vollero sentire obiezioni e si schierarono dalla loro parte senza indugio. Finita la messa tutti rientrarono nelle loro case a sballottar ciambrolle.
–
A quel punto lo prese per mano e lo condusse su un pianerottolo. Da lì si poteva vedere l’intera vallata con le case e i vigneti d’autore. Sulla china riversa si stendeva l’estrema falange della palude: cristalli ovunque si lanciavano alla ricerca di guadi dove approdare minacciando l’intero ecosistema. L’uomo s’intristì, sentendo in fondo a se stesso la paura del fattore che lo sgomentava fino allo spasmo. Ruppe le catene e si avvicinò alla massaia torinese. Grande fu lo spavento: si buttarono entrambi all’indietro ruminando i pensieri più fantastici. Il gruppo si fermò, stendardi in mano, sciacquando le camice nell’acqua del torrente. Lividi ovunque, senza ritegno.
–
Vedere tutta quella gente attorno che piroettava gli dava una sensazione di allegrezza frammista a nausea. Le donne poi era impossibile controllarle. Sibilavano come proiettili impazziti attraverso l’aria. Sentiva la testa pesante. Le mani degli altri frugavano nelle tasche quando ad un certo punto sentì come un calore salirgli dai piedi e poi su, le gambe, la schiena, la testa, una fiammata e rapido come un fulmine sfondò la parete in cartongesso. Si voltò lentamente guardando col suo occhio intelligente la parete sfondata. Sistemò due o tre dita sotto il mento, pensieroso. Tristezza. Si tolse le dita dal mento spostandole di qua e di là disordinatamente. Stava li a ciondolare su se stesso, non guardando più il muro sfondato. Ad un certo punto disse basta e prese la via del bosco e nessuno lo vide più.
–
Si alzò al mattino di buon’ora incamminandosi lungo la strada. Incontrò un fagiano immobile. Freddo e silenzio regnavano tutt’intorno. Sentiva il suo respiro vivido e i suoi passi erano leggeri. Ad un certo punto udì un fremito, un battito d’ali. Il fagiano ormai alle sue spalle, aveva preso il volo, come se in quell’immobilità trattenuta avesse assolto ad un compito ed ora fosse finalmente libero di volare altrove. Pensò alla castità, a quanto avesse rinunciato a se stesso o se proprio questa rinuncia l’avesse scaraventato giù per un crinale e poi abbandonato lì. Rinunciò a pensare e proseguì il cammino. Arrivò in prossimità di un grande albero, un ulivo secolare, si sedette, appoggiò la schiena al tronco e s’addormentò.
Arrivò un cacciatore che vide l’uomo seduto ai piedi dell’albero. In quel momento un fagiano in volo andò a posarsi sopra un ramo. Si udì uno sparo nel silenzio del mattino.
(Immagine: Giuliano Guatta, Traslazione, 2007, olio su tavola, cm 105 x 90, courtesy Citric Gallery, Brescia.)
Nuovo ebook: Christophe Fiat
0 Comments Published by zaffam April 4th, 2008 in segnali e azioni, testo
Oggi un nuovo ebook su gammm.org: Il cielo di Nijinsky [Le ciel de Nijinsky], testo di Christophe Fiat pubblicato da Éditions Léo Scheer nel 2002. Il file pdf [83 Kb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.
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From today, a new ebook at gammm.org: Le ciel de Nijinsky, a Christophe Fiat’s text, previuosly published by Éditions Léo Scheer, 2002. You can download the pdf file [83 Kb] at gammm/ebooks.
da DIARIO DELLA COSCIENZA / Max Frisch. 1974. III
0 Comments Published by alessandro April 2nd, 2008 in testo
Questionario
1.
Sapete, di regola, in che cosa sperate?
2.
Quante volte bisogna che una determinate speranza (p. es. politica) non si realizzi perché voi abbandoniate la speranza in questione, e vi riuscite senza fabbricarvi subito un’altra speranza?
3.
Invidiate talvolta gli animali che hanno l’aria di fare a meno della speranza, per es. i pesci di un acquario?
4.
Quando una speranza privata si è finalmente realizzata: per quanto tempo, di regola, trovate che sia stata una vera speranza, cioè che la sua realizzazione abbia significato tutto ciò che avevate creduto per decenni?
5.
Quale speranza avete abbandonato?
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